
Irene, ragazza di quasi 17 anni un po' svitata xD Sono una ragazza lunatica, irascibile e nevrotica, generosa, nel complesso buona. Mi ritengo capace di tanto amore con le persone che amo (ma ha senso quello che ho scritto? °-°). Mi surriscaldo facilmente, così come facilmente dimentico perché mi ero tanto arrabbiata, e vivo come se niente fosse xD Non so stare a lungo adirata con il prossimo, sono più propensa al perdono. Forse perché io stessa vorrei essere perdonata allo stesso modo, per tutti i miei sbagli. Follemente innamorata dell'amore, che è anche la cosa che più temo al mondo. E' l'unica cosa, a mio parere, capace di farti sprofondare nell'abisso più nero, anche involontariamente, controvoglia. Ma è anche l'unica cosa capace di renderti una persona veramente felice. Amo davvero l'amore <3<3<3
L'amore mio bello (chiamato anche antonino xD), la mia more *-*, gli amici sinceri, lealtà, giustizia, le persone fedeli, i sorrisi, il gelato (*ç*), le belle sorprese, la crema di pistacchi (*ç*) la grafica, leggere, scrivere, divertirmi, zia mey (*__________*), edward (e chi non lo ama? xD), l'amore mio bello (l'avevo già detto?), l'amore mio bello, l'amore mio bello...
La falsità, l'ipocrisia, l'arroganza, la presunzione, il gelato al pistacchio, esser costretta a fare cose che non voglio, i blend (mi vengono uno schifo ç_ç), l'incoerenza
• NON REALIZZATO
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• REALIZZATO
• REALIZZATO
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inserisci qui i tuoi stickers (non devono essere più larghi di 200 px)
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Sono passati fra i miei sogni *loading* persone

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Categoria: sogni di carta e inchiostro
E' la prima ff che posto in questo blog, man mano posterò anche le altre ^-^ Scritta di getto qualche giorno fa, alla fine dell'ennesima rilettura di The Host. Sebbene ami di più la coppia Ian e Wanda, la shot è incentrata su Jared e Melanie, della quale ho voluto immaginare i pensieri. Ho qualche perplessità riguardo al fatto di essere riuscita o meno a rendere al meglio i suoi sentimenti, ma va beh. Spero vi piaccia <3
Forever ~
L'inizio somigliava alla fine. Mi avevano avvertita.
Eppure, il violento impatto con le emozioni di Viandante mi lasciò senza fiato. Non era come condividerle nella stessa mente, intrappolata nello stesso corpo. Non le sentivo estranee, appartenenti a qualcun'altro. Erano mie, le sentivo sulla pelle come lame affilate. Mio il dolore, mia l'immensa sofferenza.
Mi ritrassi spaventata dalla loro intensità. Alla fine, non volevo essere lei. Volevo che le mie emozioni fossero solamente mie. Con un sussulto, ricordai che adesso potevano esserlo. Ricordai perché quelle emozioni mi stessero travolgendo. E il dolore che inondò quel corpo - il mio corpo - era tutto mio. Viandante non c'era più.
Le lacrime si fecero strada sul mio viso, senza che io riuscissi a controllarle. Fino ad allora, il mio corpo era rimasto inerte ad attendere che mi riprendessi. Ma il dolore era troppo, era ovunque.
« Melanie? » Sulle prime non riconobbi la voce, tramortita com'ero. Solo lentamente la conoscenza si fece strada tra le mie emozioni. Quando finalmente capii a chi apparteneva, il mio cuore mancò un battito.
« Mel? Mi senti? Mel? So che ci sei, avanti... » La voce di Jared suonava quasi come un ringhio rabbioso. Sentivo che mi cercava. Sentivo il suo desiderio di riavermi con sé, così forte da confondermi. Aprii piano gli occhi, sbattendo le palpebre alla luce del sole.
« Mel! Oh, Mel... » Jared sospirò nell'incrociare nuovamente i miei occhi, lanciandomi uno sguardo carico di desiderio. Le sue mani mi accarezzavano il viso, tracciando linee di fuoco. Oh, quanto mi era mancato!
« Jared... » sussurrai, incapace di dire altro. Non c'era nient'altro che importasse. Persino il dolore per Viandante, così forte, così straziante, passava in secondo piano.
« Melanie... non hai idea di quanto tu mi sia mancata. » Un altro sospiro, questa volta più forte. Poi le sue labbra furono sulle mie, talmente veloci da spiazzarmi. Il fuoco ricominciò ad ardere sulla mia pelle, splendente. E capii che questa volta niente avrebbe potuto spegnerlo, che niente avrebbe potuto separarci. Io ero sua, e lui era mio. Per sempre.
Sogno di silvershiver
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Categoria: pensieri sparsi, riflessioni
Durante l'ora di letteratura inglese, oggi, mi sono ritrovata a pensare su Shakespeare e alle sue tragedie, a quel senso di ineluttabilità, di sconfitta, di predestinazione che emanano, quasi brillassero di una luce fioca e sinistra. Più che altro, mi chiedevo come avesse fatto non solo a idearle, ma soprattutto a scriverle. Non mi riferisco tanto alle trame che, senza dubbio originali, intricate e contorte, non sono state partorite del tutto dalla sua mente geniale, quanto al suo rapporto con i personaggi. Da scrittrice saltuaria e incostante posso comunque dire che i personaggi creati divengono per l'autore quasi dei figli. Di più: senza scadere in banali Mary Sue, posso ben dire che un personaggio rappresenta comunque se non tutto il creatore, quantomeno un suo lato, sia pure quello ammmaliato da un carattere e da una situazione perfettamente estranea. Nessun scrittore, almeno così credo, potrebbe mai creare un personaggio e odiarlo totalmente in sé. Lasciando perdere i famosi casi di Sherlock Holmes e Hercule Poirot, entrambi uccisi dai loro creatori (poiché in realtà non erano odiati in sé e per sé, ma in quanto costrizioni, limitazioni di un estro creativo che desiderava andare ben oltre), il personaggio creato risulta quasi sacro agli occhi del proprio creatore, sebbene questi non gli risparmi fatiche e sofferenze. E allora, come è riuscito Shakespeare ad uccidere Desdemona, Amleto, Ophelia? Come ha potuto assassinare (perché di assassinio si tratta, indubbiamente) Romeo, Giulietta? Non riesco a capacitarmene, dopotutto. Forse sperava davvero in un loro lieto fine, al di là di questa vita insensata. Io di sicuro lo spererei. Perché uccidere un mio personaggio sarebbe uccidere anche un po' di me stessa.
Sogno di silvershiver
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Categoria: gallery
Piuttosto loquace in questi giorni xD aggiorno la gallery con un blend fatto in occasione dei 700 giorni assieme col mio amore <3 E' piuttosto semplice, ma mi piace proprio per questo <3
Sogno di silvershiver
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Categoria: pensieri sparsi
...
it.youtube.com/watch
Video visto nel blog del mio amore (antoninocavallino.blogspot.com/2008/10/pubblicit-non-udente-suona-il-violino.html) Mi ha lasciato senza fiato. Senza parole.
Sogno di silvershiver
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Categoria: pensieri sparsi
Dedico questo post a te, amore mio. 700 giorni passati in un secondo, i più belli di un'intera esistenza. Grazie di tutto <3
Tacciono i boschi e i fiumi
e'l mar senza onda giace,
ne le spelonche i venti han tregua e pace,
e ne la notte bruna
alto silenzio fa la bianca luna:
e noi tegnamo ascose
le dolcezze amorose:
Amor non parli o spiri,
sien muti i baci e muti i miei sospiri.
Sogno di silvershiver
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Categoria: gallery
Eccomi qua con un altro color xD vi avviso, ne sto facendo un altro xD
Sogno di silvershiver
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Categoria: gallery
Aggiorno un po' la mia gallery con due color, va XD
Sogno di silvershiver
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Categoria: riflessioni
Post serio, per una volta. Sarà che il mio umore non è proprio alle stelle, ma non ho voglia di fare la scema.
Ho iniziato a leggere Nana e, visto che ancora sono ai primi volumi, le fan capiranno di certo il motivo del mio umore tetro. Mi sa che sono troppo emotiva, troppo sensibile. Ma proprio non riesco a non identificarmi con i personaggi, specie quando per certi versi mi somigliano.
Ripensavo soprattutto al dolore della perdita, alla straziante tortura del tradimento. Si dice che il dolore per la fine di un rapporto duri almeno la metà del rapporto stesso, ma non ci credo. Perché, per me, durerebbe in eterno. Perché coinciderebbe col frantumarsi della mia felicità, delle mie speranze, dei miei sogni. Sarebbe come una morte, una lenta agonia di un corpo intrappolato da un'anima in putrefazione. So già che non potrei tollerarlo. La mia anima è troppo fragile per assistere immutata alla distruzione del suo futuro. Sarebbe questo per me, la fine di una vita che troppo a lungo avevo sognato. Non potrei sopportarlo.
In un certo senso è umiliante ammetterlo. Ammettere che la mia vita dipende ormai da un'unica persona. Ma negare la verità non mi porterebbe a nulla. Penso che il mio corpo resisterebbe, forse animato da un antico spirito di conservazione, o forse da un insano desiderio di ritrovare il perduto. Ma il mio animo no. Morirebbe lentamente, privo d'aria. Soffocherebbe, annegherebbe nel dolore. Ma forse è questo ciò che merito, un destino ineluttabile che non mi lascia scelta. Forse merito il dolore. Forse, la morte mi ha già scelta.
Sogno di silvershiver
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Categoria: gallery
Ho imparato come postare le immagini xDDDDD quindi, inauguro la gallery con un mio colorize, che adoro *-* Cliccate sulla preview per vedere l'immagine intera *-* enjoy!
Sogno di silvershiver
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Categoria: recensioni
Come promesso, ecco qua la mia recensione di gomorra ^^ non aspettatevi tanto, non è granché xD
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Gomorra – Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra
Non vi sono modi per descrivere questo stupefacente viaggio all’interno del sistema camorristico, sistema sviscerato, sventrato, messo a nudo in tutta la sua cruda verità dinnanzi agli occhi attoniti del lettore. Viaggio che si snoda attraverso i sentieri dell’economia, motore e principio regolatore del tutto, vero fulcro e cuore dell’organizzazione. Tutto ruota intorno a essa.
La narrazione inizia dal porto di Napoli, fin dall’antichità importantissimo centro di scambio e commercio. E dal porto si dirama l’immensa rete del Sistema – così viene chiamata la camorra - che coinvolge non solo l’intera zona del napoletano e del casertano, ma si estende in tutto il mondo, dappertutto potente, temuta, rispettata. Saviano svela abilmente il groviglio delle relazioni politiche, sociali ed economiche della camorra, demolendo i luoghi comuni di chi il Sistema non lo vede che dall’esterno, senza fra l’altro prestargli molta attenzione. Un romanzo di denuncia, si, ma che non mira solo a questo. Il suo obiettivo è porre sotto i riflettori questo sconfinato mondo, per troppo tempo coperto da una cortina di silenzio che ne ha agevolato largamente gli affari. Grazie all’attenzione mediatica riservata alla Sicilia e a Cosa Nostra, la camorra è libera di agire indisturbata, certa che i fatti non trapeleranno all’esterno di quel che si configura come un vero e proprio Stato nello Stato, con le proprie leggi, la propria etica, la propria morale. Eppure, non è questo il fine del Sistema. A differenza di Cosa Nostra, la camorra non mira a diventare un anti-Stato, anzi. I clan sanno che lo Stato è necessario al proliferare dell’economia. E l’economia, il denaro, il potere, sono le uniche cose che contano. Anche l’illegalità stessa non è vista come un affronto, una sfida aperta allo Stato e alle sue istituzioni; è un mezzo per arrivare al denaro, il rispetto delle leggi un ostacolo facilmente aggirabile.
L’autore mostra in ogni suo dettaglio, senza risparmiare nomi e luoghi, l’efficiente organizzazione camorristica, vista come un sistema a raggiera con tanti fulcri vitali tra essi strettamente collegati. Nel Sistema non troviamo, come in Sicilia, un “Capo dei capi”, un boss unico da cui dipendono tutto e tutti. Il Sistema si compone di clan, diversi nell’organizzazione e nella struttura, accomunati solo dal potere che tanto ricercano. Un potere di morte, come Saviano stesso lo definisce: un potere che comporta più oneri che onori, un potere che immancabilmente porterà alla prigionia (sia essa in latitanza o in prigione) e infine alla morte. Ma il potere è l’unica cosa che rende veri uomini. Significativa è a questo proposito una lettera di un ragazzino rinchiuso in un carcere minorile, citata nel libro:
«Io voglio diventare un boss. Voglio avere supermercati, negozi, fabbriche, voglio avere donne. Voglio tre macchine, voglio che quando entro in un negozio mi devono rispettare, voglio avere magazzini in tutto il mondo. E poi voglio morire. Ma come muore uno vero, uno che comanda veramente. Voglio morire ammazzato»
In queste poche righe è racchiuso tutto il mondo della camorra, fatto di ostentazione, superbia, alterigia, e potere. Potere che trova la sua completa attestazione al momento della sua fine. La morte diventa l’ultima testimonianza di una vita vissuta davvero. Ed è questo che spinge i giovani, i giovanissimi, a entrare nel Sistema. Non la disperazione, o la mancanza di lavoro. La sete di potere.
E’ proprio la sete di potere a portare a quel che sarà uno dei più sanguinosi conflitti della storia della mafia, la guerra di Secondigliano. Gli orrori della faida vengono dipinti minuziosamente da una mano quanto mai abile ed esperta nel tracciare un quadro completo della vicenda, senza risparmiare le scene più aberranti e inumane, testimoni di ciò che la camorra è capace di fare pur di preservare il suo dominio. Scene intrise di un simbolismo macabro e feroce, che possano servire da monito a chiunque altro oserà mettersi contro i boss: come la vicenda di Edoardo La Monica, presunto traditore del boss Cosimo Di Lauro, massacrato e mutilato prima di essere finalmente ucciso. Mozzata la lingua con cui aveva osato tradire il boss, tagliate le orecchie con cui aveva sentito dove si era nascosto, cavati gli occhi con cui aveva visto, spezzati i polsi con i quali aveva preso il denaro, sfondata a colpi di martello la faccia che aveva perso dinnanzi agli occhi del clan. Anche la morte si piega ai voleri dei clan, diventa uno strumento per ammonire, punire, a volte anche premiare. Ma ciò che più stupisce è come tutto questo possa convivere con la religiosità che pervade ogni aspetto della vita del camorrista. Una religiosità anch’essa piegata al bene comune del clan, del Sistema. Come dice lo stesso Saviano:
«In terra di camorra il messaggio cristiano non viene visto in contraddizione con l’attività camorristica: il clan che finalizza la propria attività al vantaggio di tutti gli affiliati considera il bene cristiano rispettato e perseguito dall’organizzazione. La necessità di uccidere i nemici e i traditori viene vista come una trasgressione lecita, il non uccidere inscritto nelle tavole di Mosè può nell’argomentazione dei boss essere sospeso se l’omicidio avviene per un motivo superiore, ovvero la salvaguardia del clan, degli interessi dei suoi dirigenti, del bene del gruppo e quindi di tutti. Ammazzare è un peccato che verrà compreso e perdonato da Cristo in nome della necessità dell’atto»
Il Sistema rappresenta un mondo a parte, regolato da leggi proprie, completamente alieno agli occhi ingenui del lettore. Un mondo fatto di personaggi che alla brutalità più efferata accompagnano una spettacolarizzazione pesantemente influenzata dai miti di Hollywood, dai personaggi di Tarantino, Coppola, Hawks. Come la villa di Walter Schiavone a Casal di Principe, mutuata dalla villa di Tony Montana nel film Scarface e non a caso chiamata Hollywood. Ma anche le posture, la gestualità, il modo di parlare sono presi dai miti del cinema. Non sono stati i capi mafiosi ad aver ispirato i personaggi dei film, sono i film ad aver ispirato i boss. Come anche il modo di vestire delle guardie del corpo di Immacolata Capone, imprenditrice camorrista al servizio di Anna Mazza, boss di Afragola, che indossavano sempre qualcosa di giallo fluorescente, come Uma Thurman nel film di Tarantino, Kill Bill. Tutto, anche il gesto più semplice, serve da emblematico monito, tanto più efficace se derivato da icone conosciute e temute da tutte. Anche di questo i boss si servono per far aumentare il loro prestigio.
Il libro si apre e si chiude con le merci, vere protagoniste della narrazione, onnipresenti. Merci tra le più disparate, che viaggiano e si diffondono in tutta Europa grazie al sostegno della camorra, senza di cui, ci spiega l’autore, non potrebbero neanche essere prodotte: come sagacemente fa notare una lettrice del libro in una sua recensione, «Saviano dimostra che l’illegale sta alla base di ciò che appare legale». Merci non solo destinate al commercio, come quelle che aprono il libro, ma anche allo smaltimento, i rifiuti che da tutta Italia si depositano nel cuore della Campania. L’autore mostra chiaramente il paradosso della regione campana: da un lato in crisi per l’emergenza rifiuti, dall’altro sommersa dalle scorie che provengono dal nord deturpando il territorio. Rifiuti tossici che avvelenano i terreni su cui i clan hanno costruito la propria fortuna. D’altronde, se ciò serve a far girare più velocemente l’economia, che ben venga. Ancora una volta è il denaro l’unico fine.
Da questo ritratto impietoso di violenza e brutalità ben poche persone si salvano. Don Peppino Diana è tra questi, unica nota di speranza in un mare d’ombra. Un semplice parroco che ha avuto la forza di schierarsi contro l’egemonia dei clan con il solo ausilio della verità, urlata, sussurrata, capace di scuotere dalle fondamenta il Sistema. E per questo la sua morte è necessaria, mal vista, ma necessaria. In omaggio a questo grande personaggio il libro prende il nome di Gomorra, una delle cinque città bibliche distrutte da Dio per la corruzione dei loro abitanti. Gomorra diventa il simbolo di una regione ridotta allo sfacelo a causa di persone interessate solo all’arricchimento personale, corrotta fin nelle ossa. Su Gomorra era incentrato un discorso che Don Peppino avrebbe dovuto tenere dinnanzi alla cittadinanza di Casal di Principe, dove egli aveva deciso di seguire la propria vocazione. Un discorso mai tenuto.
«Non permettiamo, uomini, che le nostre terre diventino luoghi di camorra, diventino un’unica grande Gomorra da distruggere! Non permettiamo, uomini di camorra, e non bestie, uomini come tutti, che quel che altrove diventa lecito trovi qui la sua energia illecita, non permettiamo che altrove si edifichi ciò che qui viene distrutto. Create il deserto attorno alle vostre ville, non frapponete fra ciò che siete e ciò che volete solo la vostra assoluta volontà. Ricordate. Allora il Signore fece piovere dal cielo su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco; egli distrusse quelle città, tutta la pianura, tutti gli abitanti delle città e quanto cresceva sul suolo. Ma la moglie di Lot si volse a guardare indietro e diventò una statua di sale (Genesi 19, 12-29). Dobbiamo rischiare di divenire di sale, dobbiamo girarci a guardare cosa sta accadendo, cosa si accanisce su Gomorra, la distruzione totale dove la vita è sommata o sottratta alle vostre operazioni economiche. Non vedete che questa terra è Gomorra? Ricordate. Quando vedranno che tutto il suo suolo sarà zolfo, sale, arsura e non vi sarà più sementa, né prodotto, né erba di sorta che vi cresca, come dopo la rovina di Sodoma, di Gomorra, di Adma e di Seboim che il Signore distrusse nella sua ira e nel suo furore (Deuteronomio 29, 22). Si muore per un sì o per un no, si dà la vita per un ordine e una scelta di qualcuno, fate decenni di carcere per raggiungere un potere di morte, guadagnate montagne di denaro che investirete in case che non abiterete, in banche dove non entrerete mai, in ristoranti che non gestirete, in aziende che non dirigerete, comandate un potere di morte cercando di dominare una vita che consumati nascosti sotto terra, circondati da guardaspalle. Uccidete e venite uccisi in una partita di scacchi il cui re non siete voi, ma coloro che da voi prendono ricchezza facendovi mangiare l’uno con l’altro fin quando nessuno potrà fare scacco e ci sarà una sola pedina sulla scacchiera. E non sarete voi. Quello che divorate qui lo sputate altrove, lontano, facendo come le uccelle che vomitano il cibo nella bocca dei loro pulcini. Ma non sono pulcini quelli che imbeccate, ma avvoltoi, e voi non siete uccelle, ma bufali pronti a distruggersi in un luogo dove sangue e potere sono i termini della vittoria. È giunto il tempo che smettiamo di essere una Gomorra…»
Questo di Roberto Saviano è un libro potente, che colpisce nel profondo, impossibile da ignorare o dimenticare. Un libro che non deve essere accantonato col pretesto che il mondo della camorra è qualcosa che non ci riguarda. Riguarda ognuno di noi, più di quanto non possiamo immaginare.
Sogno di silvershiver
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